Menu principale:
Appunti di Storia di Villa Santa Maria
di Antonio Di Lello
È ormai tradizione popolare che il primo nucleo di abitanti di Villa San-ta Maria abbia avuto la sua dimora nei luoghi dove oggi sorge la chiesa di Santa Maria in Basilica.
Il Chronicon Vulturnense riporta a notizia che intorno allo stesso anno di fondazione di San Vincenzo al Volturno (703) Gisulfo I, Duca di Benevento, donò alla stessa abbazia la "Ecclesiam Sanctae Mariae quae vocatur in duas Basilicas, quae est iuxta Sangri fluvii alveo sita, ubi ab antiquo tempore nulla abitatio hominum memoratur, sed tantum silva pubblica" ("la chiesa di Santa Maria in due Basiliche, che è situata in prossimità della riva del fiume Sangro, dove nessuna abitazione d'uomo si ricorda da tempo antico, ma soltanto pubblica foresta").
La chiesa nominata nel Chronicon è proprio quella di Santa Maria in Basilica e l'appellativo di duas Basilicas riportato nell'atto di donazione non può mettere in dubbio tale corrispondenza, in quanto con questo appellativo si voleva affermare che San Vincenzo al Volturno possedeva due Basiliche, en-trambe dedicate a Santa Maria, la seconda delle quali situata in territorio tea-tino.
Inoltre, l'ubicazione della chiesa stessa situata "iuxta Sangri fluvii alveo" ("presso la riva del fiume Sangro") conferma ulteriormente la corrispondenza.
Sulla facciata della Chiesa e posizionata una lapide in cui leggiamo "D.O.M. MURUM OLIM FULCIENTEM ADITUM ECCLESIAE DIVAE MARIAE BASILICANAE AC CAMPANIAE VIAM SARI FLUMINIS TORRENTIBUS AQUIS DEJECTUM DECIUS CARACCIOLUS, ARCHIEPISCOPUS BARENSIS MONASTERIO SIBI COMMENDATO PUBBLICAEQUE COMMODITATI CONSULENS PROPRIO AERE QUADRATO LAPIDE SEMEL ATQUE ITERUM FUNDITUS INSTAURAVIT. MDCVI" ("Decio Caracciolo, vescovo di bari, più volte restaurò dalle fondamenta il muro che sosteneva l'entrata della chiesa della Divina Maria sulla strada della Basilicata e della Campania, abbattuto dalle acque impetuose del fiume Sangro, per il monastero a lui affidato per pubblico vantaggio, provvedendo con proprio denaro e con pietra quadrata. 1606").
Nel 784 Carlo Magno, con Diploma imperiale, confermava tutti i diritti e i beni a San Vincenzo al Volturno, tra cui anche la "Ecclesiam Sanctae Mariae quae dicitur in duas Basilicas iuxta Sangri fluvium sita" ("la chiesa di Santa Maria in due Basiliche, situata presso il fiume Sangro") ovvero l'odierna chiesa di Santa Maria in Basilica.
Non appena San Vincenzo al Volturno ebbe in donazione il territorio, furono mandati sul luogo i monaci che iniziarono il dissodamento della silva pubblica e quindi la costruzione della chiesa e del convento annesso. È molto probabile che i frati fossero accompagnati da coloni, i quali contemporanea-mente fondarono il vicino villaggio che dalla basilica prese appunto il nome di Villa Santa Maria in Basilica. L'ubicazione del primitivo villaggio è quasi sicuramente da collocare nella località tra Pietro Grossa e Vallone Liscia, ossia nel territorio oggi chiamato "Macerine".
Tutto ciò avveniva nel corso dell'ottavo secolo.
Con la discesa in Italia di Carlo Magno, nell'anno 774, chiamato da Papa Adriano I, ebbe inizio la dominazione dei Franchi Carolingi che si protrasse fino all'888. In questo periodo Villa Santa Maria rimase annessa al Ducato di Benevento, ma nulla o quasi conosciamo di importante della sua storia.
Nell'888, con la fine della dinastia carolingia, ebbe inizio un periodo di lotte civili e il paese continuò a far parte ora del Ducato di Benevento, ora del Ducato di Spoleto. Col passare degli anni, intanto, quasi tutta l'Italia meridio-nale si trovò divisa in feudi e le terre in cui si trovava Villa Santa Maria face-vano parte dei possedimenti di una potente famiglia, che secondo Croce , era forse di origine franca, ricordata come la famiglia dei Figli di Borrello.
Intorno all'anno 930, mentre era Re d'Italia Ugo di Arles (926-946), detto anche Ugo di Provenza, un certo Berardo Francesco venne al seguito del re, di cui era parente, dalla Borgogna. Si sposò con l'erede di una illustre famiglia romana ed ebbe, tra gli altri, un figlio di nome Borrello. Questi, approfittando dell'anarchia feudale esplosa in Italia già durante il regno longobardo, riuscì a diventare signore di alcune terre poste nell'alta valle del Sangro, e qui, probabilmente sui resti di un'antica città distrutta, fondò una nuova città che dal suo nome si chiamò Civita Borrello (l'odierna Borrello).
I suoi discendenti assunsero questo nome come cognome del proprio casato e divennero presto signori di un vasto dominio feudale che si estendeva tra il Molise e il Chietino, tra il medio Sangro e l'alta valle del Trigno. Tale ter-ritorio prese appunto il nome di Stato Burrellense e comprendeva, tra l'altro, Castel di Sangro, San Pietro Avellana, Capracotta, Agnone, Pietrabbondante, Carovilli e le terre sulla riva sinistra del fiume Sangro, fra cui anche Villa San-ta Maria.
Nel 1024 cominciarono ad infiltrarsi in Italia anche i Normanni, che po-sero fine al periodo delle Signorie. Dapprima essi combatterono come merce-nari, ma poi attaccarono costantemente i Bizantini e i Saraceni. Intanto il Pa-pa Leone IX, per evitare l'invasione dei territori pontifici da parte dei Nor-manni, mossero contro di loro, ma fu sconfitto e fatto prigioniero dal loro re, Ruggero. Alla spedizione partecipò anche Trasmondo, Conte di Teate, con le milizie del suo grande contado guidate dal fratello Attone e dai discendenti dei Borrello. È quindi molto probabile che anche gli abitanti dell'allora villaggio di Villa Santa Maria partecipassero a tale spedizione.
Nel 1139 Ruggero II nella sua conquista dell'Italia meridionale si scon-trò con Papa Innocenzo II, che fu sconfitto e fatto prigioniero. Il Papa allora lo scomunicò, ma subito dopo lo assolse, avendo Ruggero rinnovato il giuramento di vassallaggio, e lo dichiarò re di Sicilia e duca di Puglia. Fu proprio in questa occasione che Ruggero II, memore della partecipazione dei Borrello alla spedizione di Leone IX contro il padre, volle conquistare la terra burrellense per annetterla al regno di Sicilia. Assalì quindi le terre dei Borrello nella valle superiore del Sangro e le tolse a quei signori.
Non ci è dato sapere con certezza se anche Villa Santa Maria fu sottratta al dominio dei Borrello, ma ciò è poco probabile in quanto provenendo Ruggero II dal Sud, Villa Santa Maria non fu una delle prime terre che attraversò; poi, dal momento che il re venne richiamato altrove, abbandonò l'impresa, ed è quindi pensabile che non arrivasse al nostro paese; nello stesso tempo Civita Borrello poté salvarsi dallo sterminio totale.
Ruggero II riuscì comunque a riunire le province meridionali d'Italia e la Sicilia, formando così un forte regno. Alla sua morte, nel 1154, salì sul trono suo figlio Guglielmo il Malo che fu però ucciso dai suoi Baroni. Gli successe il figlio Guglielmo II, un re saggio che per la sua bontà fu appunto detto il Buono; sotto il suo regno i Borrello recupereranno gran parte del loro Stato che, sebbene diminuito di molto, possedeva ancora più di novanta tra terre e castelli. In quel periodo, infatti, lo Stato di Civita Borrello abbracciava, tra terre, feudi e castelli, Civita Borrello, Rosello, Pilo (o anche Pile come dicono alcuni documenti), Collemiga, Rocca dei Pizzi, Calcosano, Squintrone (molto probbilmente l'odiernna Scontrone) Areano, Casalpiano, Monteformoso, Malacocepiano, Cantalupo, Pietraguerrazzana (l'odierna Pietraferrazzana) Rojo (l'odierna Roio del Sangro) Riparella (l'odierna Civitaluparella), Monte Lu Piane (l'odierna Montelapiano) Carpineto, Casalanguida, Pescopennataro, San Pietro Avellana, Malanotte (poi Buonanotte ed oggi Montebello sul Sangro) Faldo (l'odierna Fallo) e Villa Santa Maria.
Parenti dei signori di Villa Santa Maria e discendenti di casa Borrello erano anche i Baroni che dominavano i feudi di Butino, Agnone, Castel del Giudice, Monteforte, Macchia, Castellarone, Capracotta, Vastogirardi, Froso-lone, Castel di Sangro, Roccasecca, Alfedena, Barre, Rocca Cinque Miglia, Scanno, Aversa, Castiglione, Pescasseroli, Montenero di Bisaccia.
Un'osservazione va fatta sulla terra di Pilo: probabilmente costituiva un feudo semplicemente agricolo, senza che vi fosse un vero e proprio nucleo di abitazioni. Infatti, ancora oggi in zona non esistono resti di costruzioni che si potessero far risalire a questo periodo.
Da questo momento non si hanno notizie particolareggiate su Villa San-ta Maria. Intorno al 1250 essa fu annessa alla Contea di Caserta per fare suc-cessivamente ritorno alla Contea di Teate. Nel 1266, con la calata in Italia di Carlo d'Angiò, ebbe inizio la dominazione Angioina. Egli dopo avere sconfitto Corradino distribuì a coloro che lo avevano aiutato le terre che aveva espro-priato ai vinti. Uno dei destinatari di tali terre fu Rodolfo di Cortiniaco, un nobile francese, che con diploma del 4 luglio 1269 ebbe in dono la Contea di Teate con numerose terre, tra cui anche Villa Santa Maria per 10 once.
Alla morte di Carlo d'Angiò ebbe inizio un periodo di lotte che culminò con l'ascesa al trono di Ladislao di Durazzo, figlio di Carlo, che concesse a Lanciano Civita Borrello e tutti i suoi feudi e, quindi, anche Villa Santa Maria.
Siamo agli inizi del XV secolo e in questo periodo era signore di Castel del Giudice Giacomo Caldora, valoroso condottiero, che riuscì a conquistare numerose terre d'Abruzzo, Molise e Puglia, tra cui anche Villa Santa Maria, che appartenne alla famiglia Caldora fino al 1476, anno in cui passò a Giovan-na figlia di Guglielmo II re d'Aragona e di Sicilia. Giovanna aveva in fatti rice-vuto come dono di nozze dal fidanzato Ferdinando I del Regno di Napoli una rendita di ventimila ducati all'anno derivanti dai feudi in Abruzzo, tra cui ap-punto anche Villa Santa Maria.
Nel 1504 pare divenisse signore di Villa Santa Maria un tal Matteo, di cui niente si sa all'infuori del nome. Alla sua morte egli lasciò questa terra al figlio Bartolomeo e da questi passò a un certo Gian Francesco. È notizia che alla sua morte, nel 1517, divenne Barone di Villa Santa Maria e Montelapiano un certo Martino, il quale ingrandì suoi possedimenti comprando Pilo, che era già stato distrutto dai Borrello e che apparteneva ora a Federico Carrara, figlio ed erede di Ferrante Carrara.
Nel 1560 Martino vendette Villa Santa Maria, Montelapiano e un terzo di Pilo a Ferrante Caracciolo, mentre le altre due parti di Pilo furono acquistate una da Marsilio Tiberio di Borrello e l'altra da Melchiorre Liberatore di Rosello. Ferrante Caracciolo era signore di numerose terre già prima dell'acquisto di Villa Santa Maria e Montelapiano.
Siamo ormai in piena dominazione spagnola, iniziata con l'avvento al trono di Napoli di Ferdinando il Cattolico e che durò fino al 1573, quando gli Austriaci presero il Regno di Napoli. La dominazione austriaca continuò sino all'anno 1735 e ad essa successe la dinastia borbonica che durò fino al 1860. I signori di Villa Santa Maria furono fino a questo periodo, ininterrottamente, i discendenti della famiglia Caracciolo. Tutto il resto è Storia moderna e con-temporanea.
Antonio Di Lello
* Da Di Lello, Antonio, Storia di Villa Santa Maria, Editrice Itinerari, Lanciano, 1978
* Croce, B., Storia del Regno di Napoli, Laterza, Bari, 1967